La natura sa creare organismi affascinanti. Tra i più interessanti rientra senza dubbio il Cordyceps – un fungo parassita che da secoli attira l'attenzione degli abitanti del Tibet e della Cina e che oggi incuriosisce i micologi di tutto il mondo.
A prima vista sembra insignificante: una larva rinsecchita con uno stelo scuro che le cresce dalla testa. Se però osserviamo da vicino il suo ciclo vitale, scopriamo che ricorda più la sceneggiatura di un film di fantascienza che un normale fungo. E non è un caso – i funghi di questo gruppo hanno fatto da modello a uno dei videogiochi più noti dell'ultimo decennio e alla serie televisiva che ne è nata.

Come nasce il Cordyceps?
In natura il Cordyceps attacca le larve e i bruchi di alcune specie di insetti. Nella specie più conosciuta si tratta delle larve di farfalle notturne del genere Thitarodes, che vivono nel terreno dei pascoli d'alta quota del Tibet, del Nepal e della Cina occidentale, ad altitudini comprese fra i 3.000 e i 5.000 metri circa.
Le spore microscopiche penetrano nel corpo dell'ospite e formano il micelio – una rete di filamenti sottilissimi. Questi consumano le sostanze nutritive all'interno della larva e ne riempiono progressivamente quasi tutto l'organismo. Della larva alla fine resta soltanto l'involucro esterno, sostituito dall'interno interamente da massa fungina. Forma e segmentazione si conservano, per cui all'aspetto è ancora un bruco – solo duro e leggero come un rametto secco.
Terminato lo sviluppo, il fungo forma il corpo fruttifero: uno stelo stretto, lungo alcuni centimetri, che sbuca dalla testa dell'ospite e cresce fin sopra la superficie del terreno. Lì le spore maturano e il ciclo può ricominciare. È proprio questo svolgimento ad aver dato origine al nome ceco della specie, che si potrebbe tradurre come «bruco cinese».
Il genere Cordyceps e i suoi parenti più vicini non sono d'altra parte un'eccezione in natura. Le specie sono in tutto diverse centinaia e la maggior parte di esse è strettamente specializzata – una specie di fungo sceglie una sola specie, o un gruppo molto ristretto di insetti, e su un ospite diverso non attacca.
Un fungo che cambia il comportamento dell'ospite
Alcune specie riescono a influenzare il comportamento del proprio ospite in modo da ottenere le migliori condizioni possibili per la propria riproduzione. L'esempio meglio descritto è la specie tropicale Ophiocordyceps unilateralis e le formiche.
La formica attaccata abbandona la colonia delle sue compagne, si arrampica lungo un fusto fino a una certa altezza, si aggrappa con le mandibole alle nervature di una foglia e in quella morsa rimane fino alla fine. Il fungo la porta esattamente dove umidità e temperatura sono per lui ideali – e poi dalla sua testa cresce lo stelo, dal quale le spore cadono sul sentiero delle formiche sotto la foglia. Da qui il soprannome «fungo delle formiche zombie».
Per l'uomo questi funghi non sono pericolosi. Sono legati a ospiti insetti e non tollerano la temperatura corporea degli animali a sangue caldo, quindi la sceneggiatura dei film e dei videogiochi resta una sceneggiatura.
Un nome che racconta tutta la storia
I pastori tibetani conoscono il fungo come «yartsa gunbu», letteralmente «erba d'estate, verme d'inverno». Il cinese 冬虫夏草 (dongchong xiacao) dice la stessa cosa nell'ordine inverso: «verme d'inverno, erba d'estate». Entrambi i nomi derivano dal modo in cui i raccoglitori si spiegavano la faccenda – d'inverno un animale sotto terra, d'estate una pianta che ne esce. Per generazioni la gente notò queste formazioni che spuntavano dai pascoli; che si trattasse di un fungo, e non di un'erba cresciuta da un verme, si capì solo molto più tardi.
Il latino Cordyceps è un composto delle parole che indicano la clava e la testa, dunque «testa a clava» – una descrizione precisa di ciò che cresce dalla larva. Nel 2007, inoltre, i micologi hanno suddiviso il genere e il cordyceps cinese è passato al genere Ophiocordyceps; il suo nome corretto è quindi Ophiocordyceps sinensis. Sulle etichette degli integratori alimentari resiste però il nome più antico e consolidato Cordyceps sinensis.
Come si raccoglie il Cordyceps
La stagione comincia alla fine di maggio, appena la neve si scioglie sui pascoli d'alta quota, e dura solo alcune settimane. Per quel periodo interi nuclei familiari si spostano in campi di tende sopra il limite del bosco.
La raccolta in sé è un lavoro minuzioso e sfiancante: il raccoglitore si muove in ginocchio e passa il terreno con gli occhi, perché cerca uno stelo scuro alto pochi centimetri, che da uno stelo d'erba secco si distingue a fatica. Una buona giornata significa qualche decina di esemplari. L'esemplare trovato viene dissotterrato con cura per intero, con la larva, e liberato dalla terra con uno spazzolino – un pezzo rotto o danneggiato ha un valore nettamente inferiore.
Il fungo viene poi selezionato per dimensione, integrità e colore e, attraverso i centri di acquisto e i mercati locali, prosegue verso le grandi città. Per molte famiglie di pastori queste poche settimane rappresentano la principale fonte di denaro contante di tutto l'anno, per cui attorno alla raccolta è nata una vera economia stagionale, compresi i diritti su singoli pascoli.
L'interesse, però, ha il suo prezzo. Le rese delle località naturali calano da tempo e nel 2020 il cordyceps cinese è stato inserito nella Lista Rossa IUCN come specie vulnerabile. Alcuni Paesi regolano la raccolta con permessi – il Bhutan, per esempio, l'ha esclusa dal divieto solo nel 2004 e da allora la limita proprio con un sistema di autorizzazioni.
Curiosità: l'oro dell'Himalaya
Il Cordyceps selvatico viene in alcune zone del Tibet chiamato «oro dell'Himalaya». La ragione è semplice: la raccolta è faticosa, la presenza limitata e niente di tutto questo si può accelerare. Il prezzo degli esemplari di qualità più alta può raggiungere migliaia o decine di migliaia di euro al chilogrammo, cosa che ne fa una delle materie prime naturali più preziose al mondo.
Con un prezzo così arrivano anche le truffe. Dai mercati asiatici sono stati descritti esemplari incollati da frammenti, oppure venduti con un fil di ferro o un pezzetto di metallo all'interno, che aggiunge peso. È uno dei motivi per cui negli integratori alimentari si lavora con la coltivazione controllata e con un estratto il cui contenuto si può verificare in laboratorio, invece di acquistare esemplari interi al mercato.
Che cosa troviamo nel Cordyceps
La composizione chimica di questo fungo è di per sé un tema interessante. Tra le sostanze presenti vengono citate più spesso:
- i polisaccaridi,
- i beta-glucani,
- l'adenosina,
- la cordicepina,
- l'alcol zuccherino mannitolo, nella letteratura più vecchia indicato come acido cordicepico.
Di tutte, la cordicepina è la più particolare. Dal punto di vista chimico è la 3'-deossiadenosina, cioè una molecola di adenosina a cui manca un atomo di ossigeno – un cosiddetto analogo nucleosidico. Fu isolata nel 1950, e non dal cordyceps cinese, ma dalla specie affine Cordyceps militaris. Sono proprio queste sostanze l'oggetto di numerosi lavori di laboratorio e accademici dedicati ai funghi di questo gruppo.
Il contenuto varia inoltre secondo la specie di fungo, secondo la parte che viene lavorata e anche secondo le condizioni di coltivazione e il metodo di estrazione. Per questo, negli estratti, ha senso guardare al contenuto dichiarato delle singole sostanze, non solo al nome del fungo sulla confezione.
Cordyceps sinensis e Cordyceps militaris – qual è la differenza?
Quando si dice Cordyceps, la maggior parte delle persone immagina il bruco cinese degli altipiani tibetani. Sul mercato degli integratori alimentari, però, si incontrano comunemente entrambe le specie e non è inutile sapere in che cosa si distinguono.
Cordyceps sinensis
La specie originaria d'alta quota del Tibet, del Nepal e della Cina. In natura è rara, cresce lentamente e si raccoglie a mano. Ha un aspetto inconfondibile: una larva brunastra lunga dai tre ai cinque centimetri con uno stelo scuro che si assottiglia verso l'alto. Gli esemplari interi che ne provengono sono tra le materie prime naturali più costose in assoluto.
Cordyceps militaris
Una specie affine, che attacca le crisalidi delle farfalle e si trova comunemente anche nella fascia temperata, Europa compresa. I suoi corpi fruttiferi sono di un arancione vistoso, clavati e, senza la larva, all'aspetto ricordano piccole fiammelle. Si può coltivare in contenitori su substrato sterile in condizioni controllate, ed è perciò più accessibile e più rispettosa delle località naturali.
Che cosa portarsi a casa quando si legge l'etichetta
Il nome della specie, da solo, non dice tutto. Nella scelta di un integratore alimentare conviene cercare quale specie è stata usata, quale parte del fungo è stata lavorata, quale è il contenuto dichiarato delle sostanze monitorate e da dove proviene la materia prima. Sono dati che si possono confrontare – a differenza delle formulazioni generiche sul fronte della confezione.
Che cosa contengono le nostre capsule CORDYCEPS
Nella nostra linea di capsule premium il Cordyceps ha un prodotto dedicato. Le CORDYCEPS capsule 60 pz contengono estratto concentrato di cordyceps cinese (Cordyceps sinensis) con un contenuto garantito del 50 % di polisaccaridi e del 25 % di beta-glucani. Una capsula contiene 500 mg di estratto, l'intera confezione pesa 30 g.
L'involucro della capsula è di idrossipropilmetilcellulosa di origine vegetale, quindi le capsule sono adatte anche ai vegani e a chi non gradisce i comuni prodotti in gelatina. Non contengono riempitivi né conservanti e si inghiottiscono facilmente. La forma in capsule è comoda per chi non vuole il gusto del miele, viaggia spesso o cerca una composizione pulita, senza sostanze aggiunte.
Il prodotto non è destinato ai bambini sotto i 3 anni di età, alle donne in gravidanza e in allattamento. La dose giornaliera consigliata non va superata, la confezione va tenuta in un luogo asciutto a temperatura ambiente fino a 25 °C. E come per ogni integratore alimentare vale il principio che non sostituisce un'alimentazione varia ed equilibrata né le altre componenti dello stile di vita.
Un fungo che non smette di affascinare
Pochi funghi hanno una storia di vita così insolita come il Cordyceps. Attraversa il corpo della larva, le cresce dalla testa, ha dato origine al nome «erba d'estate, verme d'inverno», mantiene interi nuclei familiari di pastori per la durata di una stagione breve ed è diventato modello per la cultura pop.
Che vi colpisca il suo modo di vivere, la lingua e la storia che circondano il suo nome, l'economia della sua raccolta o la chimica delle sue sostanze, una cosa è certa – il Cordyceps è tra i funghi che l'attenzione la meritano davvero.